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  • Più di 20 anni di carriera e tanti di quei trofei da riempire l’intera camera di Arahal. È stata una cugina ad accompagnarla al primo allenamento: solito inizio tra i maschietti, poi l’ingresso in una formazione femminile. Poco importava che quella ragazzina dal corpo esile non avesse ancora l’età legale per giocare: mister e compagne la volevano in campo, a dispetto di qualsiasi ricorso. Troppo forte per tenerla sugli spalti a guardare. E così Ampi si butta nella mischia con il numero 7, quello di Valle, la sua migliore amica e compagna di squadra dalla quale si separa per iniziare un cammino da professionista. “Ho sempre pensato al calcio a 5 come ad un divertimento, ma allo stesso tempo sono stata capace di prendermi le giuste responsabilità. Se guardo tutte le maglie che ho nell’armadio, non so come abbia fatto il tempo a correre tanto veloce. Sono stata una bambina spensierata, che ha saputo gioire di ogni vittoria e che ha imparato da ogni sconfitta, da chi è stato migliore di me. Se ho vinto tanto è perché ho saputo anche perdere. Un rimpianto? Non aver potuto giocare un’Olimpiade o un Mondiale ufficiale, ma questo non è dipeso da me. Per il resto, non potrei essere più felice. Ricordo ancora il primo campionato vinto con il Cajasur insieme a Noelia, a Claudia Pons (che sarebbe poi diventata la sua C.T.) Sarita (Sara Moreno Molina), Inma, Laura e Isa, la gioia di aver lottato fino alla conquista del primo titolo ufficiale europeo e tanti bellissimi momenti al Montesilvano, come il primo Scudetto a Firenze o la Coppa Italia a Bari. E poi c’è tutto il percorso con la Nazionale, qualcosa di irripetibile per me: ho iniziato stando in panchina, poi mi sono guadagnata qualche minuto, fino ad arrivare ad essere una delle certezze della Roja. Mi sentirò tutta la vita della Roja e continuerò ad ammirarne la sua bellezza da vicino, sapendo che da dentro è ancora più bella”.

    Quella falcata capace di seminare qualsiasi avversario, il doppio passo come tratto distintivo e quel salto col pugno verso il cielo, preceduto o accompagnato da un bacio sulla spalla. Proprio lì dove è tatuato un fungo, quelli che aggiungono una vita a Super Mario Bros. Ecco, se potessi, aggiungerei un giorno ancora, per posticipare questo saluto. Ma Amparo Jiménez López ha deciso e quando Ampi decide, non torna indietro. Il suo ritiro è ufficiale. Lo sappiamo da mesi, eppure non abbiamo ancora realizzato. Era esattamente il 20 febbraio, giorno in cui il futsal ci regalava una storia bellissima, col senno di poi: la numero 7 decideva al PalaRoma il derby col Francavilla a 1’42” dalla sirena. Sarebbe stata proprio quella da tre per il Pescara, l’ultima rete della spagnola in Italia. Ma nessuno lo sapeva, in realtà. Solo compagne e società ne erano al corrente, mentre noi – lì fuori, ignari – chiedevamo al tempo ancora un po’ di tempo, come sempre accade quando un film è più bello di quanto potessimo aspettarci. Se noi quel 20 febbraio lo ricordiamo con un certo magone, non è lo stesso per Ampi.

    “Tutte le compagne mi hanno aiutata a fare una grande partita, perché erano consapevoli di quanto fosse importante per me ed è andato tutto come avrei voluto: mi piace aver chiuso con quell’immagine, con quel sapore dolce in bocca. Ho lasciato in un momento in cui stavo bene, circondata dall’affetto di tutti quelli che amano i miei stessi colori”. Nessuna lacrima, quindi, ma solo un grande sorriso. “Mi sono messa a letto e ho detto: “Ho fatto del mio meglio, più di questo non avrei potuto”. Non è stata una decisione presa da un giorno all’altro, ho seguito un percorso psicologico con il mio migliore amico e mi sono preparata gradualmente a salutare il campo: il calcio a 5 mi ha dato tantissimo, ma ero arrivata ad un punto in cui invece di darmi, mi toglieva. Per cui ho sentito la necessità di fermarmi a respirare e a pensare a quello che avrei voluto davvero. Preferisco continuare a sentire quella passione da lontano. È stato tutto bellissimo, ma sono felice perché ora la mia vita è piena di tante altre cose, tanti altri progetti che mi appassionano come il futsal mi ha appassionato fino ad oggi”.

    Ma dei tanti successi collezionati, il più bello arriva proprio ora che Ampi appende gli scarpini al chiodo. “Appena la notizia è diventata pubblica, sono stata sommersa da messaggi bellissimi, parole che mi stanno scaldando il cuore. Questo è il mio riconoscimento più grande: non sono stata una giocatrice molto social o troppo espansiva, eppure sento l’affetto di tutte le persone che hanno condiviso con me un’emozione sportiva. Ringrazio tutti: chi mi è stato vicino nelle vittorie e ancora di più nelle sconfitte, tutte le mie compagne, gli allenatori e le allenatrici, gli amici, la mia famiglia. Ognuno di loro mi ha aiutata ad essere la donna che oggi sono. Mi piacerebbe veder crescere il futsal e so che non lo giocherò, ma lo studierò perché c’è tanto da imparare anche da altri punti di vista, non per forza dal campo”.

    E intanto Facebook scoppia di frasi per lei, un po’ come il suo armadio pieno di magliette. “Sono davvero tante emozioni tutte compresse. Quante corse, quanti doppi passi, anche tanti gol. Non avrei mai pensato di poter segnare così tanto”, sorride. Così ci salutiamo. Lei tranquilla, mentre abbraccia un’altra vita alla quale dare il meglio. Noi con un velo di tristezza che non possiamo nascondere. No, non stiamo piangendo: ci è solo finito un ricordo in un occhio.

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